โDicembre fa godere, in casa, per le pecore appena nate e per lโuccellagione, fa salare i porci e dร da fare anche ai bambini oziosi.โ
โ Gaudere parto, cum grege
casa frui, aucupe et sues
salire prolis ingerit
December operam inertibusโ
Il blog del mese di dicembre lo vorremmo dedicare ad una serie di arazzi che vennero tessuti, allโinizio del XVI secolo,ย proprio nella nostra cittร : gli Arazzi dei Mesi Trivulzio o Arazzi Trivulziani.
Custoditi presso i Musei del Castello Sforzesco di Milano, sono un primo esempio di arazzi realizzati completamente da artigiani lombardi.
Come si puรฒ ben dedurre dal loro nome questi arazzi furono dedicati ai dodici mesi dellโanno; sarร quello di dicembre perรฒ quello a cui porremo la nostra maggiore attenzione.
Chi volle la creazione di questa serie di opere dโarte tessile, che si contrappongono tra lโartigianato e la rappresentazione artistica, fu Gian Giacomo Trivulzio; Maresciallo di Francia e Marchese di Vigevano, durante il periodo dellโoccupazione francese, decise di dedicarsi al mecenatismo entrando in contatto con artisti di eccezione come Leonardo e il Bramantino. Fu proprio con questโultimo che mise in opera la creazione della serie degli Arazzi Trivulziani.
Vennero realizzati durante lโoccupazione francese del Ducato di Milano, tra il 1500 e il 1512. Seguito dal ventennio sforzesco, periodo di grande splendore per il Ducato, questa fu una fase di โdecadenzaโ in cui Milano venne trascurata a favore delle corti francesi, dove venivano impiegati gli artisti italiani. La famiglia Trivulzio, primo fra tutti Gian Giacomo, si impegnรฒ perรฒ nellโambito culturale del Ducato milanese commissionando opere artistiche e di valore culturale; lโobiettivo di Gian Giacomo non risiedeva tanto nel valore artistico delle opere quanto nello strumento di potere che esse rappresentavano. Nel caso degli Arazzi dei Mesi Trivulziani: il possesso di una serie di questo genere conferiva al possessore uno status sociale elevato. Essi erano attestato di ricchezza eย potere per via delle gravose tempistiche richieste per la loro lavorazione e le ingenti somme di denaro necessarie per la loro tessitura.
Difatti alcuni degli elementi ricorrenti in ogni arazzo sono gli stemmi della famiglia Trivulzio, posti per celebrare la fortuna politica di alleanze matrimoniali che il casato aveva intrecciato con le nobili stirpi dei Colleoni, dei DโAvalos e dei Gonzaga.
Gli Arazzi, come abbiamo giร anticipato, vennero realizzati nella nostra cittร e con molta probabilitร in alcune delle stanze del Castello Sforzesco; Benedetto da Milano fu lโarazziere designato per la loro realizzazione e con la collaborazione dei suoi garzoni, impiegรฒ oltre dieci anni nel realizzarli.
Ammirando ciascuno degli arazzi รจ possibile notare due elementi ricorrenti: il sole e il segno zodiacale a cui il mese era dedicato. Il simbolo del sole viene circondato da una corona che assume diversi colori a seconda della stagione dellโanno che viene rappresentata; nei mesi invernali le corone sono di colori piรน scuri rispetto a quelli estivi.
La serie รจ dunque dedicata al trascorrere del tempo misurato per via astronomica e al suo movimento ciclico, esso viene raffigurato attraverso la rappresentazione dellโattivitร tipica per ciascun mese dellโanno.
ร dunque importante sottolineare la testimonianza storica e documentaria di questa serie, che assume il ruolo di rappresentante della vita sociale delle classi popolari rinascimentali.
Lโarazzo dedicato allโultimo mese dellโanno si presenta attraverso lโapertura di due arcate da cui si scorge uno spoglio paesaggio invernale e in cui i protagonisti si radunano allโinterno di una stanza coperta.
Al centro della scena osserviamo la rappresentazione dellโattivitร tipica e tradizionale del mese: lโuccisione del maiale. Il Bramantino, ovviamente, preferรฌ non illustrare lo sgozzamento dellโanimale, decise piuttosto di rappresentare il โritualeโ con un pentolone, accanto al quale una donna rimesta con gran gioia il suo contenuto di insaccati mentre un uomo tenta di abbracciarla. I suini presenti nella scena โaspettanoโ il loro turno per finire nel calderone mentre tutti si preparano a banchettare.
Lโatmosfera rappresentata in questa scena รจ festosa: sulla sinistra troviamo un uomo che per divertire un bambino soffia allโinterno delle interiora di un maiale come fosse un palloncino.
In secondo piano, al centro, si svolge invece una seconda scena di natura pagana: un pellegrino, rappresentato come un vecchio canuto,viene circondato da dei contadini. Questo, avvolto in un pesante mantello, รจ Saturno: dio protettore dei contadini.
Lโiconografia dellโArazzo Trivulziano rappresenta Saturno come Macrobio lo descriveva nei suoi Saturnali: con una falce in mano, simbolo del tempo che โtutto miete, taglia e ferisceโ ed i piedi legati da un filo di lana.
La tradizione delle feste dicembrine era quella di liberare il dio Saturno; questโultimo riportava sulla Terra lโetร dellโoro, in cui dei e uomini si mescolavano tra di loro. Per il resto dellโanno rimaneva legato alle caviglia con dei lacci di lana, venendo solo liberato il giorno della sua festa, in cui era tradizione scambiarsi dei doni.
Il Bramantino dunque assume Saturno come analogia del trascorrere del tempo che si avvicina alla sua fine, cosรฌ come il dodicesimo mese dellโanno che si avvicina allo scoccare della mezzanotte del suo ultimo giorno.
Bibliografia
Gli Arazzi dei Mesi Trivulzio, Nello Forti Grazzini, Comune di Milano Ripartizione Cultura e Spettacolo, 1982.
Rubrica curata dallโArchivio Storico di Vigevano